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Indaco

indaco

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Indaco o indigotina, o indigo

 

Composto organico, formula C16H1002N2.
È una sostanza colorante azzurra, conosciuta e impiegata da tempi molto antichi.
Fino al secolo scorso si poteva considerare come una delle più importanti sostanze coloranti fornite dalla natura.È originaria dell'India; da qui, con ogni probabilità, l'origine del suo nome. Per centinaia di anni migliaia di persone lavorarono nella coltivazione e nell'estrazione dell'indaco, ma ancora oggi esiste una casta detta dei Nilari (Nila, si riferisce sia al colore blu sia alla pianta dell'Indigofera).
Era nota ed usata anche dagli Egiziani sin dal periodo dei faraoni: ce lo prova il ritrovamento su mummie racchiuse nelle piramidi, di alcune pezzuole tinte appunto con indaco.
L'indaco naturale si estrae dalle foglie di alcune leguminose appartenenti al genere Indigofera (Indaco tinctoria, Indaco arrecta), tutte alte erbacee che spontaneamente crescono nei paesi tropicali o si coltivano estesamente in India, Cina, Giappone, America Meridionale, Africa.
Anche altre piante, come l'Isatis tinctoria, il Polygonum tinctorium, produrrebbero indaco, ma in maniera tanto esigua, da venir raramente utilizzate.

 

Indigofera tinctoria Indigofera arrecta Isatis tinctoria Polygonum tinctorium
Indigofera tinctoria Indigofera arrecta Isatis tinctoria Polygonum tinctorium


L'indaco indiano si è però diffuso in Europa (in Italia, soprattutto nelle Marche e nella zona di Aboca dove era usata anche per tingere le stoffe fiorentine) solo dopo il 1500.
Il suo principio colorante era ricavato dall'Isatis tintoria (la Pianta blu, nome volgare guado - dal celtico weid = erba selvatica - o pastello).
L'indaco (C14H1706N) non si trova nelle piante già formato, bensì sotto forma di un glicoside: l'indicano . Per azione dei fermenti viene scisso in glucosio e indossile. Questo, a contatto dell'aria si ossida, trasformandosi in indaco blu.
Nelle apposite fattorie chiamate indigotiere, esistenti in India, in Africa, in America meridionale, l'indaco viene preparato con sistemi svariati, ma tutti aventi per base la macerazione delle foglie di Indigofere nell'acqua, con l'aggiunta di acqua di calce o ammoniaca.
indigoAvvenuta la fermentazione, si separa il liquido allo scopo di fargli incorporare ossigeno, lo si agita energicamente: l'indossile ossidato darà indaco che in leggeri aggregati azzurri precipiterà dalla soluzione. Essi verranno sottoposti a lavatura, bollitura e, agglomerati in filtri di tela, formeranno dei pani aventi il peso di circa kg. 9-10.

Prima di venir posti in commercio generalmente vengono spezzettati in cubetti del peso di circa kg. 2, poi posti all'ombra, per essiccare.
In Europa, per tingere in blu, si estraeva l'indaco dal guado, l'Isatis tinctoria, finché Marco Polo non portò dall'Oriente la ricetta per tingere con la polvere di Indigofera tinctoria (guado cinese o tein-cheing).
E' una specie strettamente correlata con Isatis tinctoria, si differenzia solo per alcune caratteristiche morfologiche di foglie e frutti.
La denominazione persicaria del Polygonum tinctorium (Persicaria dei Tintori) deriva dal latino persicae per la somiglianza delle foglie con quelle del pesco.
tela indacoSecondo i coreani, niente sta alla pari del colore dell'indaco, in particolare di quello ottenuto con il tchok coreano (Polygonum tinctorium), un colore blu unico, che non può essere creato utilizzando tinte sintetiche.
La tintura con il tchok è arrivata in Corea dall'India, attraverso la Cina, ma, nonostante la lunga tradizione di tintoria con il tchok, due sole persone sono state designate "tesori umani" in questa specialità: Youn Byeng-wun e Jung Kwan-chae, e ciò a causa del fatto che, fino a pochi anni fa, questo mestiere un tempo molto diffuso era praticamente scomparso in Corea.
Numerose sono le qualità conosciute. Di solito prendono il nome dal luogo di provenienza: indaco d'Asia, che comprende le ottime qualità del Bengala, di Giava, di Madras, di Manila; indaco d'America con le buone qualità di Guatemala, di Caracas, ecc.
Specie in Europa nel XX sec. l'indaco naturale venne quasi totalmente sostituito da quello prodotto per mezzo di sintesi chimica (indaco sintetico).

Viene ottenuto partendo sia dai derivati dell'indolo, sia dai derivati organici più semplici, come, ad es., l'anilina.
Influenzarono notevolmente sulla preparazione industriale dell'indaco sintetico gli studi in merito compiuti dai chimici Heumann (1890) e Pfleger (1900).
Altri metodi vennero tenuti segreti o furono brevettati: detiene il pregio di una spiccata praticità quello ideato dal Baeyer nel 1870: consiste nell'ossidazione dell'indossile e dell'acido indossilico.

L'indaco è una polvere color azzurro cupo, che in seguito a strofinamento acquista lucentezza simile a metallo, con riflessi rossigni.

Sottoposta a riscaldamento, emette vapori violacei, che facilmente, a contatto di un corpo freddo si trasformano in bei cristalli dello stesso colore.
E' quasi insolubile in acqua, alcool, etere, alcali, acidi diluiti; in quantità minima si scioglie in alcool bollente, più abbondantemente in cloroformio e nitrobenzene ed essenza di trementina, dalla quale si ottiene in cristalli.

 

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